"GLI ANNI VERDI DI DON TEMISTOCLE MARINI
EDUCATORE DI GIOVANI PRETI "
 
da "Ritrovarci": anno XXIX - numero speciale - aprile 2006

Mons. Carlo Perdetti

GLI ANNI VERDI DI DON TEMISTOCLE MARINI
EDUCATORE DI GIOVANI PRETI

 

"Apertamente sento la nostalgia, non del mio Soncino, non vi ho più attaccato il cuore; ma la nostalgia della mamma, di stare nella mia cameretta, nostalgia di solitudine e di silenzio". Cosi scriveva il giovane don Temistocle Marini, il 13 ottobre 1906, nel suo Diario, a Nigoline (Brescia). Era giunto nell'incantevole paesaggio della Franciacorta da appena nove giorni, come secondo segretario del vescovo Geremia Bonomelli, per le vacanze autunnali, e confidava: "Sono stanco e un po’ triste". Sempre pensando alla mamma ammalata di depressione.
Temistocle Marini era nato a Soncino (Cremona) il 6 gennaio 1878; entrato in seminario e vestito 1'abito clericale il 6 novembre 1891; ordinato sacerdote il 24 maggio 1902. I suoi anni giovanili, dunque, li aveva vissuti nel nuovo seminario di via Milano, inaugurato da Bonomelli il 26 novembre 1887.
È il decennio di maggior fulgore, sostenuto dal nuovo rettore mons. Angelo Bonaiti, giovane e ardente, con la collaborazione di un corpo professorale distintissimo e di vicerettori di misura singolare. Da parte di tutti si opera in modo che il seminario raggiunga vette insperate sia per il numero degli alunni (313 nell'anno scolastico 1893-94), sia per il livello della loro educazione culturale (ripetute sono le visite elogiative della Santa Sede e del Ministero della P.I.).
“Le sei camerate restavano … rigidamente divise perché nulla interferisse a disturbare o turbare il sereno e ordinato svolgersi della loro giornata: ciascuna camerata aveva un proprio cortile per il gioco e un proprio dormitorio, dotato, addirittura, da una propria scala del tutto indipendente".
Primo educatore era il vescovo Bonomelli “che passava in seminario, saltuariamente, parecchi mesi dell'anno. La sua presenza era per tutti una scuola pratica di educazione sacerdotale. Tutti ricordano la famosa predica delle due ali del chierico, la Pietà e la Scienza, ch'egli ripeteva ogni principio d'anno, con applicazioni sempre nuove e geniali". Così disse il vescovo Tranquillo Guarneri (Nel primo centenario della nascita di mons .Geremia Bonomelli, Cremona, 1931) .
"Guarneri nominato rettore a 30 anni, dopo essere stato vicerettore e direttore spirituale, è colui che più di tutti incarna lo spirito bonomelliano ... .Guarneri rettore ha inaugurato 1'epoca della clemenza ... . Sotto il rettorato di Guarneri il seminario di mons.Bonomelli segna gli inni più fecondi e più belli della sua storia" (Don A. Foglia).

Il prete novello don Temistocle Marini fu subito nominato vicerettore e professore di lettere in seminario. "Molti sacerdoti lo ricordano insegnante dalla intelligenza fervida e dalla volontà vivida; espositore piano e arguto"(A.O.). Con colleghi molto ammirati dai giovani studenti, come l'adolescente Primo Mazzolari che nel suo Diario ricorda esplicitamente il professor don Angelo Berenzi.
Nominato direttore spirituale nel 1914, ha mantenuto l'incarico fino al 1921. Suo immediato predecessore era stato mons. Eugenio Chiodelli, promosso alla chiesa abbaziale di S.Stefano in Casalmaggiore. "Il direttore spirituale, unico in tutta la comunità (salva qualche rara eccezione), veniva scelto da mons. Bonomelli tra i preti in ancor giovane età: durava in carica una decina d'anni e poi veniva inviato in cura d'anime, a reggere qualche importante o popolosa parrocchia".
Sette anni (1914-21) aspri e difficili, anzitutto per la prova del fuoco: gli anni della prima guerra mondiale, con la conseguente chiamata di molti alunni a vestire il grigioverde, con le terribili crisi morali di alcuni; anni di parziale chiusura del seminario destinato ad accogliere i feriti del fronte bellico. Ma soprattutto anni della morte del vescovo Bonomelli, dell'ausiliare Antonio Padovani e delle prime esperienze cremonesi del nuovo vescovo Giovanni Cazzani, destinato ad essere suo estimatore, nella maturità e nella decadenza, a Casalmaggiore. Anni della duplice nomina episcopale di Guarneri, intermezzata dalla sua malattia.
Nonostante questa prova, anni fertili, specialmente per le pubblicazioni ascetiche: primo il manuale di pietà per i chierici: In oratione ferventes (Fervidi nella preghiera) cui la fatto seguito Clama intus (Grida interiormente), testo di meditazioni per sacerdoti, con grande successo editoriale, assicurato non solo dalle ripetute ristampe, ma anche dai contenuti, nei quali eccellono le preghiere personali e comunitarie, destinate a commentare gli esercizi spirituali propri dei seminaristi; ma anche il testo delle Regole annesse nella pagine finali.
Un'esperienza editoriale seguita, nei lunghi anni di abate a Casalmaggiore, dai volumi di commento spirituale agli Oremus di tutto l'anno liturgico, le domeniche, le feste dei cicli cristologico e mariologico. Un’iniziativa conclusa con la pubblicazione I Santi e le Sante per ogni giorno dell'anno (edizioni Paoline, 4 volumi), ampiamente lodati da Settimana del clero di Padova.
Tra le varie opere di mons. Marini, anche le poche pagine del Diario scritto a Nigoline, dal 1906 al 1912, edite sotto il titolo unitario L'altro compagno di vacanze, nel volume anastatico Nigoline e la Franciacorta: le piccole patrie di mons. Geremia Bonomelli, nella collana Cattolici & Società diretta da mons. Antonio Fappani, inesauribile storico della civiltà bresciana.
Nel 1956 fummo invitati, due miei condiscepoli ed io, a preparare l'inizio di ministero parrocchiale di mons. Luigi Brioni, successore di mons. Marini: ebbimo allora la prova che nel terzo e quarto periodo della presenza in seminario del vescovo Bonomelli e del giovane don Marini, vicerettore, professore, direttore spirituale, è stata preparata, per la Chiesa cremonese, la primavera vocazionale per il Novecento, perché sono fiorite le prime esperienze pastorali dei futuri vescovi Padovani, Squintani e Rota, e dei futuri monsignori Astori, Ravasi, Rosa, Stuani, ma, sopra ogni altro, di don Primo Mazzolari. Una primavera di buon augurio.
Mons. Carlo Perdetti


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