|
Parrocchia > Attività > Incontri culturali > Cinema
|
MITI, POTERE E UMANITA' : SIMBOLI DIVINI E SIMBOLI
UMANI, NEL CINEMA DI ALEKSANDER SOKUROV
Demitizzazione e desacralizzazione del potere, laddove è incarnato
in uomini che lo circondano di
un'aureola quasi divina , mostrandone , invece, l'umanità , anche
nei suoi aspetti più feriali e più feribili.
La PARROCCHIA DI SANTO STEFANO propone, presso il cinema-teatro Zenith di Casalmaggiore, una rassegna cinematografica sul tema: Miti, potere e umanità, Essa prevede la di 4 film proiezione del regista Alexander Sokurov. La brochure in formato pdf
LE DATE: Giovedì 16/11 - 23/11 - 30/11 - 07/12
PREZZI: 7 euro. (5 euro per gli iscritti al Circolo di Cultura Cinematografica Zenith); abbonamento alle quattro serate: 15 euro
IL REGISTA: Alexander Sokurov. Al seguito del padre militare, trascorre gran parte della propria infanzia in Polonia e Turchia. Nel 1974 consegue la laurea in Storia e Filosofia all'Università di Gorky mentre nel 1979 porta a compimento gli studi di cinema presso l'Istituto di Cinematografia di Mosca (VGIK). Il suo primo film "The Lonely Voice of Man" (1987) vince il 'Pardo di Bronzo' al Festival di Locarno. Tra il 1980 e il 1987 cura la regia di 2 lungometraggi, numerosi corti e 6 documentari, nessuno dei quali ottiene l'autorizzazione della censura sovietica. Dal 1980 lavora per la Len Film Studios realizzando altri 9 film e più di 20 documentari molti dei quali premiati nei Festival di tutto il mondo. Fra i suoi titoli più famosi, oltre al film d'esordio, "Mother and Son" (1997, distribuito in 25 Paesi) e "The Second Circle" (1990). Sokurov si è anche cimentato nell'adattamento di testi letterari di Shaw, Flaubert e Dostoevskij. Molto apprezzate anche le sue 'elegie', di durata oscillante fra i 20 ed i 90 minuti, da considerare come veri e propri esperimenti di poesia visuale.
"Io non faccio film sui dittatori, ma faccio film su coloro che hanno
mostrato una personalità eccezionale rispetto a tutti gli altri. Essi
apparivano come coloro in grado di avere il potere decisionale. Ma la fragilità
umana e la passione influenzarono le loro azioni più che la loro condizione
e le circostanze. Le qualità umane e il carattere sono più importanti
di qualsiasi circostanza storica"
"Un film è un'ulteriore speciale forma di vita che esiste in qualche
luogo tra Dio e l'uomo.
Non ho mai cercato di esprimere la verità"
(Aleksandr Sokurov)
| 1. Ne « IL SOLE » il regista riduce l'immensa figura mistica dell'imperatore-Dio alla sua esigua figura fisica. Sokurov ricorda continuamente che Hirohito è anche un uomo: un primo piano dell'imperatore appoggiato a un fondo dorato disegna un'aureola attorno al suo volto, ma subito dopo il totale rivela quanto quel fondo dorato sia piccolo, quanto quell'aureola destinata a offuscarsi. La corruzione del dio imperatore passa dapprima attraverso i sensi (il cibo, il sigaro fumato in compagnia dell'ufficiale americano), poi nel simbolismo (la stampa di Dürer fra le mani di Hirohito è un monito di morte), ma si compie definitivamente nell'immagine, nell'evidenziare la somiglianza dell'imperatore con quella dell'uomo Charlie Chaplin. L'incontro / scontro fra l'imperatore, simbolo divino per il suo popolo, e il comandante in capo delle forze d'occupazione, il generale americano MacArthur, si sviluppa su tonalità preziosamente oniriche e intimamente lancinanti, del tutto in grado di trasmettere la psicologia dei personaggi e, soprattutto, il senso della decisione di Hirohito di assumere interamente su di sé le responsabilità dell'alleanza bellica col nazismo. | ![]() |
| 2. In « MOLOCH » la figura mitica del dittatore durante un'escursione solitaria viene colto in flagrante dal mirino di una sentinella (con una inquadratura che sembra ricalcare un quadro del pittore tedesco Caspar David Friedrich), mentre defeca come tutti gli uomini, perso in un paesaggio infinito; poi, ancora, il Fuhrer in mutande preso a calci nel sedere da Eva Braun... Questi e altri elementi restituiscono l'uomo al di là dell'immagine mitica del dittatore, in una prospettiva parimenti obliqua sulla tragedia novecentesca del nazismo, rivelandone un'ulteriore dimensione, che non potrebbe trovare mai spazio sui libri di storia, ma contribuisce ugualmente alla conoscenza e alla comprensione profonda degli abissi dell'uomo. | ![]() |
| 3. In « TAURUS » Lenin si oppone alla "non-esistenza", è come se lanciasse nel futuro la sua disperazione di fronte alla morte. Nel 1922, dopo gli anni di spinta della Rivoluzione di ottobre le difficoltà del regime si mostrano con evidenza. Lenin, 51 anni, viene colpito da un attacco cardiaco e la sua salute declina rapidamente. Le sorti dell'immenso Paese vengono prese in mano da un triunvirato formato da Zionoviev, Kemenev e Stalin. Quest'ultimo viene nominato Segretario del Partito. In questa situazione Sokurov colloca il secondo capitolo della sua analisi del potere attraverso gli uomini che lo rappresentano. Coglie Lenin nel momento della dissoluzione fisica. Lenin diventa il simbolo di una forza in lotta costante con la progressiva perdita di lucidità, mentre si avvia alla morte in una casa dello Stato che non gli appartiene, così come non gli appartiene più la Rivoluzione, e si sentono in sottofondo i passi del suo successore. La nebbia invade le stanze e ammorba le inquadrature, mentre i servi (che non sono stati elevati ad altro rango) cercano di rubare, da dietro le porte, brandelli di una Storia che vuole restare segreta... | ![]() |
| 4. Nell' « ARCA RUSSA » il regista, vagabondando attraverso
gli splendidi corridoi e saloni del Palazzo d'Inverno di San Pietroburgo,
ne contempla i tesori e assiste meravigliato a scene dell'epoca degli zar.
Fa un piano sequenza tra persone e personaggi potenti, ma anche profondamente
umani: l'imperatrice Caterina, che cerca un angolo in cui sfogarsi durante
le prove di un suo spettacolo; la famiglia dell'ultimo zar, Nicola II, riunita
intorno a un tavolo, senza rendersi conto dell'imminente Rivoluzione, che
sta per travolgere le loro vite; centinaia di ballerini che danzano al ritmo
del valzer, durante l'ultimo grande ballo reale. Il regista esce, infine,
da una porta secondaria che lo riporta all'esterno del Palazzo, mentre nella
notte infuria una bufera di neve: metafora allusiva del buio nel quale,
in seguito alla Rivoluzione d'ottobre, sprofonderà la Russia. L'Hermitage
diventa, così, l' "arca", un contenitore che custodisce
i miti della Russia, spazzati via dalla Rivoluzione d'ottobre, ma che riacquisteranno
valore e spessore solo sotto l'aspetto storico e culturale. |
![]() |